
E'
impossibile stabilire con precisione quando i nostri antichi progenitori abbiano
cominciato ad indossare un qualche tipo di calzatura atto a proteggere il piede
durante la marcia su terreni accidentati e a tenerlo caldo e/o asciutto in
periodi di cattivo tempo.
Ciò perché queste scarpe primitive, presumibilmente
consistenti in pelli non conciate assicurate al piede da laccioli dello stesso
materiale o in suole di fibre vegetali intrecciate fermate al piede con lo
stesso sistema, non hanno resistito alle ingiurie del tempo ed, essendo
costituite da materiali organici, si sono decomposte senza lasciare traccia nei
giacimenti archeologici.
Limitando la nostra trattazione ad un periodo
brevissimo della storia dell'evoluzione dell'uomo, il pleistocene superiore che
si fa convenzionalmente iniziare circa 110.000 anni fa, non sappiamo se l'uomo
di Neanderthal vissuto in tali epoche, abbia protetto i piedi con calzature del
tipo sopra descritto anche se si sa di certo che apparteneva ad una stirpe di
cacciatori di animali anche di grossa taglia e che possedeva raschiatoi di selce
nel suo corredo di utensili.
Si può quindi presumere che possa aver usato le pelli
degli animali cacciati per proteggere il corpo dall'inclemenza del tempo.
Qualche supposizione più fondata su questo argomento
possiamo tentarla prendendo in considerazione i più antichi esemplari
conosciuti di "Homo sapiens sapiens" , tipo cui appartengono
tutte le razze tuttora viventi nella zona temperata ove è comparso da
circa 30.000 anni.
Si tratta dell'uomo di Cro-Magnon i cui resti sono
stati rinvenuti in questa ed altre località della Dordogna associati ad
utensili molto evoluti.
Aveva una capacità intellettuale superiore a quella
dell'uomo di Neanderthal, viveva su di un territorio che si estendeva dalla
Europa occidentale all'Iran praticava attività di caccia e
raccolta ed ha lasciato manufatti di pietra, ma anche di corno ed osso, di
animali quali la renna il cavallo ed il mammut.
Tra questi attrezzi molti sono i punteruoli in
pietra o osso che servivano a forare le pelli, gli aghi d'osso per cucirle, le
lame in pietra atte alla scuoiatura ed i raschiatoi usati per rimuovere dalle
pelli i residui di carne e grasso.
Tutto ciò fa pensare che con le pelli, non si sa se e
come conciate, egli confezionasse anche protezioni per il piede.
Risalgono a circa 15.000 anni le prime raffigurazioni
di calzature indossate da figure umane in dipinti rupestri spagnoli.
Facendo riferimento a periodi a noi più vicini, (dagli
8.000 ai 4.000 anni fa) i nostri antenati cominciarono a fare vita più
sedentaria, impararono ad addomesti- care gli animali, a coltivare la terra e
ciò può aver incentivato l'uso di pelli a scopo calzaturiero.
Nel sito archeologico dell'Oregon (U.S.A.)
denominato Fort Rock Cave sono stati rinvenuti sandali confezionati con
corteccia di Sagebrush (pianta del genere Artemisia) risalenti ad un periodo che
si estende dal 9.000 al 7.000 a.C.
In quello denominato Arnold Research Cave in Missouri
(U.S.A.) sono stati trovati 16 esemplari di sandali e mocassini fatti con fibre vegetali
intrecciate e 2 con pelle riconducibili ad un periodo di tempo che va dal 6.000
a.C. al 1.000.
In Israele, nei pressi di Gerico, in un sito a nome
"Caverna del guerriero",sono stati rinvenuti i resti di un
individuo di sesso maschile inumato all'incirca 4.000 anni a.C. (periodo
calcolitico); del
corredo funebre faceva anche parte un paio di sandali in cuoio con la suola "forma a piede"dalla punta arrotondata
e leggermen- te rialzata; la tomaia è costituita da una specie di contrafforte munito nella parte superiore di fessure nelle quali passavano delle
striscedi cuoio che servivano ad
assicurarlo alla caviglia e che partivano dai
lati rialzati della punta.
Nei pressi della cittadina spagnola di Albunõl situata in
provincia di Granada, l'archeologo Manuel de Góngora esplorò nel 1.857 la grotta chiamata cueva de los Murciélagos che conservava all'interno una tomba
risalente al 4° millennio a.C.
I 69 scheletri che conteneva indossavano copri capi,
abiti e sandali di sparto.
Un'altra prova della supposizione che gli uomini
preistorici, a partire quantomeno dal quaternario, producessero già rudimentali, ma efficienti calzature, ci è stata data dal rinvenimento sul
ghiacciaio del Similàun, in Alto Adige, dei resti mummificati di un uomo che le
analisi al C-14 hanno fatto risalire al 3.300 a.C.; al momen- to del ritrovamento
egli indossava oltre ad un abbigliamento atto a proteggerlo dal freddo delle
alte quote, i resti di una sorta di gambali con suola in pelle non con- ciata
d'orso e tomaia costituita da strisce in pelle non conciata di capra con
finiture in pelle di cervo rinforzate da cordicelle d'erba ritorta; i gambali
erano imbottiti di fieno onde isolare
meglio il piede dal freddo; tomaia e suola erano tenute assieme da strisce di
pelle non conciata.
Dal punto di vista costruttivo si tratta di un tipo di
calzatura chiusa abbastanza anomalo per il periodo in esame in quanto
assemblato da suola e tomaia separate e di diverso materiale, mentre quasi tutti
i reperti riferibili a quest'epoca, in ogni parte del mondo, consistono in
scarpe fatte con un unico pezzo di pelle adattato intorno al piede e assicurato
ad esso per mezzo di un laccio di pelle.
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Ultimo aggiornamento: 08/02/2008