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STORIA E GEOGRAFIA DELLA CALZATURA

Capitolo 1°: le calzature nella preistoria

(108.000 a.C. - 6.000 a.C.)

     E' impossibile stabilire con precisione quando i nostri antichi progenitori abbiano cominciato ad indossare un qualche tipo di calzatura atto a proteggere il piede durante la marcia su terreni accidentati e a tenerlo caldo e/o asciutto in periodi di cattivo tempo.
     Ciò perché queste scarpe primitive, presumibilmente consistenti in pelli non conciate assicurate al piede da laccioli dello stesso materiale o in suole di fibre vegetali intrecciate fermate al piede con lo stesso sistema, non hanno resistito alle ingiurie del tempo ed, essendo costituite da materiali organici, si sono decomposte senza lasciare traccia nei giacimenti archeologici.
     Limitando la nostra trattazione ad un periodo brevissimo della storia dell'evoluzione dell'uomo, il pleistocene superiore che si fa convenzionalmente iniziare circa 110.000 anni fa, non sappiamo se l'uomo di Neanderthal vissuto in tali epoche, abbia protetto i piedi con calzature del tipo sopra descritto anche se si sa di certo che apparteneva ad una stirpe di cacciatori di animali anche di grossa taglia e che possedeva raschiatoi di selce nel suo corredo di utensili.
     Si può quindi presumere che possa aver usato le pelli degli animali cacciati per proteggere il corpo dall'inclemenza del tempo.
     Qualche supposizione più fondata su questo argomento possiamo tentarla prendendo in considerazione i più antichi esemplari conosciuti  di "Homo sapiens sapiens" , tipo cui appartengono tutte le razze tuttora viventi nella zona temperata  ove è comparso da circa 30.000 anni.
     Si tratta dell'uomo di Cro-Magnon i cui resti sono stati rinvenuti in questa ed altre località della Dordogna associati ad utensili  molto evoluti.
     Aveva una capacità intellettuale superiore a quella dell'uomo di Neanderthal, viveva su di un territorio che si estendeva dalla Europa occidentale all'Iran praticava attività  di caccia e raccolta  ed ha lasciato manufatti di pietra, ma anche di corno ed osso, di animali quali la renna il cavallo ed il mammut.
     Tra questi attrezzi molti sono i  punteruoli in pietra o osso che servivano a forare le pelli, gli aghi d'osso per cucirle, le lame in pietra atte alla scuoiatura ed i raschiatoi usati per rimuovere dalle pelli i residui di carne e grasso.
     Tutto ciò fa pensare che con le pelli, non si sa se e come conciate, egli confezionasse anche protezioni per il piede.
     Risalgono a circa 15.000 anni le prime raffigurazioni di calzature indossate da figure umane in dipinti rupestri spagnoli.
     Facendo riferimento a periodi a noi più vicini, (dagli 8.000 ai 4.000 anni fa) i nostri antenati cominciarono a fare vita più sedentaria, impararono ad addomesti-  care gli animali, a coltivare la terra e ciò può aver incentivato l'uso di pelli a scopo calzaturiero. 
     Nel  sito archeologico dell'Oregon (U.S.A.) denominato Fort Rock Cave sono stati rinvenuti sandali confezionati con corteccia di Sagebrush (pianta del genere Artemisia) risalenti ad un periodo che si estende dal 9.000 al 7.000 a.C.
     In quello denominato Arnold Research Cave in Missouri (U.S.A.) sono stati trovati 16 esemplari di sandali e mocassini fatti con fibre vegetali intrecciate e 2 con pelle riconducibili ad un periodo di tempo che va dal 6.000 a.C. al 1.000.
     In Israele, nei pressi di Gerico, in un sito a nome "Caverna del guerriero",sono stati rinvenuti i  resti di un individuo di sesso maschile inumato all'incirca 4.000 anni a.C. (periodo calcolitico); del corredo funebre faceva anche parte un paio di sandali in cuoio con la suola "forma a piede"dalla punta arrotondata e leggermen- te rialzata; la tomaia è costituita da una specie di contrafforte munito nella parte superiore di fessure nelle quali passavano delle striscedi cuoio che servivano ad
assicurarlo alla caviglia e che partivano dai lati rialzati della punta.
     Nei pressi della cittadina spagnola di Albunõl situata in provincia di Granada, l'archeologo Manuel de Góngora esplorò nel 1.857 la grotta chiamata cueva de los Murciélagos che conservava all'interno una tomba risalente al 4° millennio a.C.
     I 69 scheletri che conteneva indossavano copri capi, abiti e sandali di sparto.
     Un'altra prova della supposizione che gli uomini preistorici, a partire quantomeno dal quaternario, producessero già rudimentali, ma efficienti calzature, ci è stata data dal rinvenimento sul ghiacciaio del Similàun, in Alto Adige, dei resti mummificati di un uomo che le analisi al C-14 hanno fatto risalire al 3.300 a.C.; al momen- to del ritrovamento egli indossava oltre ad un abbigliamento atto a proteggerlo dal freddo delle alte quote, i resti di una sorta di gambali con suola in pelle non con- ciata d'orso e tomaia costituita da strisce in pelle non conciata di capra con finiture in pelle di cervo rinforzate da cordicelle d'erba ritorta; i gambali erano imbottiti  di fieno onde isolare meglio il piede dal freddo; tomaia e suola erano tenute assieme da strisce di pelle non conciata.
     Dal punto di vista costruttivo si tratta di un tipo di calzatura chiusa abbastanza anomalo per il periodo in  esame in quanto assemblato da suola e tomaia separate e di diverso materiale, mentre quasi tutti i reperti riferibili a quest'epoca, in ogni parte del mondo, consistono in scarpe fatte con un unico pezzo di pelle adattato intorno al piede e assicurato ad esso per mezzo di un laccio di pelle.

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Ultimo aggiornamento: 08/02/2008