
Già nel
neolitico il territorio greco era abitato e dall'inizio del secondo millennio
a.C. fu invaso da popolazioni di ceppo indoeuropeo come gli Ioni, gli
Etoli ed i Dori che diedero inizio alla civiltà micenea, fondarono città quali
Micene, Atene Sparta, Argo, Delo e Tirinto e la diffusero in tutto l'Egeo e
sulle coste dell'Asia minore.
Queste popolazioni furono in contatto con i popoli
mesopotamici, con i Fenici e popolarono con colonie, oltre l'Asia minore, il Bosforo, il mar Nero, la Sicilia e l'Italia meridionale (Magna Grecia) e
furono influenzate da queste raffinate civiltà anche per quanto riguarda la
foggia delle calzature.
Quello che sappiamo su di esse, sulla concia delle
pelli e cuoi destinati a confezionarle e sul mestiere di calzolaio ci giunge da testimonianze letterarie
e da reperti archeologici quali statue e vasi con figure dipinte, ma in nessun
scavo greco si è trovata traccia di impianti di conceria.
Un vaso rodio (Pelike1), conservato presso
l'Ashmolean
Museum di Oxford, ci mostra una scena di calzoleria: un calzolaio taglia con un trincetto un pezzo di cuoio secondo la forma del piede di un
ragazzo che sta in piedi sul deschetto.
Le pelli venivano conciate con allume e quelle trattate
con esso erano molto apprezzate e quindi costose, con materie grasse quali il
grasso di maiale o la morchia d'olio che le rendevano assai morbide, con
estratti tannici derivati da vegetali ricchi di questa sostanza come foglie di more, corteccia di alcune conifere, scorze di
melograno, ghiande, radici e bacche di vite selvatica, frutti dell'acacia
egiziana e corteccia di quercia.
Alcuni di questi prodotti conciavano solamente, altri
contemporaneamente coloravano e/o rassodavano e/o sbiancavano.
Le pelli lavorate in Grecia generalmente provenivano
dalle regioni bagnate dal Mar Nero, dalla Cirenaica ed in seguito anche dalla
Sicilia e dall'Asia Minore dove, come è risaputo, erano stanziate numerose
colonie greche.
Molto spesso la concia era fatta dai calzolai stessi,
ma esistevano anche concerie per così dire industriali ed il mestiere del conciatore, a causa delle esalazioni poco gradevoli che emanavano dagli
impianti, godeva di poca reputazione e ciò vale anche presso tutte le altre civiltà antiche.
Omero ci informa nell'Iliade (Nel canto IV viene
descritta una donna che calza dei sandali) e nell'Odissea
dell'esistenza e dell'uso di molti oggetti in cuoio e pelle: scudi, elmi. otri,
cinghie e pelli indossate come vestiario, ma in queste epoche più antiche i
Greci, militari compresi, andavano soprattutto scalzi e solo in periodi
posteriori cominciarono ad usare le calzature pur continuando a restare scalzi
tra le pareti domestiche.
Fonti letterarie ci fanno sapere che i Cretesi
portavano stivaletti di cuoio bianco o di camoscio alti fin sopra la caviglia che i guerrieri di Orcomeno usavano stivaletti di cuoio rosso e che quelli di
Micene calzavano sandali corredati da gambali in cuoio scuro.
Nel VII mimiambo2 di Eronda, poeta greco del
III sec. a.C., è un dialogo tra il calzolaio Cerdone, la procacciatrice di affari Metrò e due clienti che ci fa conoscere la grande varietà e
raffinatezza delle calzature femminili in uso in età ellenistica.
Infatti vi sono citate scarpe di Sicione o d'Ambracia
gialle o verdi, scarpe senza tacco, pianelle, pantofole, scarpe ioniche, scarpe alte, scarpe da notte, scarpe aperte, scarpe rosse, scarpe argive,
scarpe da giovinetto e scarpe da passeggio.
Le prime calzature ad essere usate furono le Upodémata
costituite da una suola di cuoio, di legno o di sparto assicurata al piede da corregge di
pelle che si evolsero nei Sandalia (vedi fig.15); un modello di Sandalia erano i
Krepidoi (vedi fig. 16) portati da ambo i sessi in viaggio, con il cattivo tempo
e per fare lunghi tragitti in condizioni difficili; quelli femminili erano di
pelle più morbida, potevano essere colorati, per lo più in giallo ed avere
alte suole di sughero per guadagnare qualche centimetro in statura; solo un
uomo libero poteva portare una Krepis con la linguetta intagliata.
Le Embádes erano stivaletti usati sia dagli uomini che
dalle donne e avevano la tomaia completamente chiusa; quelle di Sicione erano
generalmente di colore bianco mentre quelle laconiche erano rosse e quelle
femminili potevano essere decorate da ricami in fili d'oro.
Il sandalo raffigurato nella fig.17 è parte di
una statua (ca. 350 a.C.) del British Museum di Londra raffigurante, forse, il
satrapo di Caria Mausolo e prove- niente dal suo mausoleo di Alicarnasso.
I modelli di sandali delle figg.18 - 19 sono
tratti da bottiglie di terracotta in forma di piede esposte al British Museum e provenienti da
Samo (ca 575 - 550 a.C.)
La Krepis raffigurata alla fig. 20 è un modello
effigiato su una statua del VI sec. a.C. del museo archeologico di Siracusa ed
ha uno stile sorprendentemente attuale.
Le calzature femminili potevano essere decorate da
applicazioni in metallo e colorate anche con la porpora.
Le Ninfides erano
calzature bianche decorate indossate dalle spose.
Esisteva anche una sorta di scarpe più pesanti adatte
ad uso militare o a chi dovesse percorrere terreni accidentati chiamate Koila
upodémata (vedi fig. 21) con suola anche chiodata e parti di tomaia che
ricoprivano il tallone e i lati del piede e che erano tenute allacciate da
corregge incrociate sul dorso dello stesso.
I sandali raffigurati nella Fig.22 appartengono ad una
statua romana del 2° secolo d.C. copia di una statua greca proveniente dal tempio d'Apollo a Cirene e conservata al British Museum di
Londra.
Gli Endromides erano
stivaletti maschili che arrivavano fino a mezza gamba tenuti aderenti alla gamba da corregge
di cuoio mentre gli Akatioi erano scarpe dalla punta rialzata, probabilmente
di derivazione ittita.
I Kothornoi, di derivazione orientale, avevano una
spessa suola di cuoio ed una tomaia in pelle morbida alta al polpaccio ed
allacciata sul davanti della gamba con corregge rosse e furono introdotti da
Eschilo nelle rappresentazioni del teatro tragico; i Kothornoi teatrali
avevano una suola molto alta, ispessita da strati di sughero e l'altezza, fino
ad un decimo della statura, variava a seconda dell'importanza del personaggio che
li indossava in modo che dei ed eroi apparissero più alti dei comuni
mortali; gli attori comici indossavano invece le Embádes.
I cavalieri usavano stivali con lo sperone.
Senofonte ci informa che i calzolai univano suole e
tomaie con tendini animali e che seguivano una procedura standardizzata nell'assemblaggio delle calzature.
Esisteva una norma di galateo per la quale chi avesse
dovuto partecipare ad un banchetto doveva raggiungere il luogo ove era stato invitato con le calzature ai piedi per non insudiciarli troppo,
ma, giunto nell'androne della casa, se le sarebbe tolte per permettere ad uno
schiavo di lavargli i piedi prima di salire sul letto della sala da pranzo.

Fig.15 Fig.16 Fig.21
Fig.17
Fig. 20
Fig.18
Fig.19
Fig.22
NOTE (1) Anfora greca con collo tozzo e ventre largo.
(2) Brevi composizioni (mimi) in versi scazonti o coliambi nelle quali in
forma realistica e umoristica
talvolta con piglio popolaresco, anche osceno, sono descritte scene della vita
quotidiana molto
particolareggiate.
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Ultimo aggiornamento: 08/02/2008