
Continuò in tutta Europa l'uso delle Calze solate (vedi cap.9.3 i Valdesi) e delle Poulaines (vedi cap.9.1 i Franchi).
FIRENZE In
quella città la maggior parte delle attività di commercio, artigianato,
manifattura, ma anche l' esercizio di professioni quali quelle di medico notaio
etc., erano organizzate in
corporazioni che avevano il nome di "Arti"; ne esistevano 21, divise in Arti maggiori, mediane e
minori.
I calzolai facevano
parte di una delle 5 Arti mediane mentre i conciatori appartenevano ad una
delle 9 Arti minori.
Mentre molti commercianti ed artigiani del cuoio o
della pelle esercitavano i loro mestieri in botteghe di legno situate sul Ponte
Vecchio, i conciatori dovevano essere allocati in zone più periferiche dati i
cattivi odori derivanti dai metodi di concia.
Infatti le pelli venivano lasciate a macerare per circa
otto mesi con l'uso anche di orina di cavallo.
All'inizio
del secolo uomini e donne calzavano gli Usatti, sorta di stivali in cuoio e la semplicità del loro
vestire é ricordata con nostalgia da Dante Alighieri nel Paradiso (XV,
100-116))
Giudici e notai usavano le Calze solate mentre in inverno, oltre agli Usatti, si
indossavano anche Calzari in cuoio che potevano avere anche la suola in legno; i poveri in estate andavano scalzi ed in inverno
si avvalevano di zoccoli che venivano portati senza calze.
Le donne indossavano calzature con tacchi e suole molto alti tanto che i
predicatori, sempre pronti a stigmatizzare le vanità della moda, le prendevano
in giro per il loro deambulare come su trampoli anche se una certa
giustificazione a quest'uso potrebbe essere data dallo stato delle strade della
città piene di fango e con le acque di scarico dei caseggiati che scorrevano
lungo la carreggiata.
REGNO DI NAPOLI E SICILIA Si usavano scarpe
chiamate Calzari, Sandali, Pianelle e Patitelle con suole di cuoio, legno o sughero e tomaie in stoffa, velluto o pelle dorata detta
"auripellium".
In un documento conservato nell'archivio di Palermo si
legge che Carlo I d'Angiò (1.226 - 1.285) possedeva dei sandali aventi sulla
tomaia una croce bianca ricamata.
Un'ordinanza emessa in questo periodo a Sciacca ci fa
conoscere i prezzi delle scarpe; quelle usate "dalli gintilomini et persuni
onorati" costavano tarì (1)1 e grani (2)10, mentre le scarpe di
"montuni femmininu" costavano solo grani 15.
In taluni contratti che regolavano rapporti di
garzonato i maestri si impegnavano non solo ad insegnare la loro arte agli
apprendisti, ma anche a fornire loro vitto alloggio e "calciamenta"
cioè le scarpe.
ROMA Nel "Libro dell'incoronazione di
Bonifacio VIII"(1.235 - 1.303) è citato un prefetto dell'urbe che
partecipava al corteo papale indossando una Zanga d'oro ed una rossa ed, in
quest'epoca, tale nome si riferiva ad una calzatura foggiata a stivaletto.
VENEZIA Risale al 1.221 un capitolare della
corporazione del Caleghéri nel quale si menzionano due tipi di scarpe: i Calcarios , gambali di cuoio o in tessuto, forse muniti anche di piede e gli
Stivallos, stivali alti al polpaccio con suola in legno.
INGHILTERRA Nel
1984/85 a Newcastle upon Tyne, nel corso di scavi lungo la riva del
fiume, furono rinvenuti numerosi frammenti di cuoio, tessuti e ceramica mescolati a inerti di discarica
usati per bonificare le rive paludose del fiume nel XIII sec.
Il cuoio si è conservato molto bene in un ambiente
acido e consiste in frammenti di tomaie e suole di quattro modelli di calzature montati con la "tecnica a tomaia risvoltata ( in inglese Turnshoe
Technique) (vedi cap. 4° Le calzature degli Egizi) scarti di lavorazione di
qualche calzolaio di quell'epoca; nella "Turnshoe Technique del XIII sec.
tra tomaia suola si interponeva una striscia di pelle che serviva a rendere
stagna la cucitura.
Le scarpe in oggetto erano alte alla caviglia, senza
tacchi e le tomaie potevano essere costruite o con un unico pezzo di pelle o con
due; nel primo caso le due estremità della tomaia erano congiunte con una
cucitura "di testa" laterale fatta con stringa di cuoio, ( piccoli
pezzi triangolari ne completavano la forma), nel secon- do con un pezzo di pelle
si modellava la parte anteriore della tomaia e con l'altro quella posteriore che
venivano unite con il sistema sopra citato, dei contrafforti venivano poi
cuciti all'interno dei talloni.
NOTE (1) Tarì: moneta d'oro o d'argento
d'origine araba adottata anche dai Normanni e dagli Aragonesi.
(2) Grano:
moneta d'argento o rame in uso nel regno di Napoli e Sicilia
per saperne di più sugli Europei del XIII sec...
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Ultimo aggiornamento: 08/02/2008