
Le notizie che conosciamo sulle
calzature usate dagli abitanti dell'antico Egitto le abbiamo apprese soprattutto
dallo studio dei numerosi reperti archeologici che ci sono pervenuti, statue, bassorilievi,
pitture tombali, papiri e pergamene.
Tutto questo si è conservato in buono stato a causa
del clima molto secco e/o della protezione offerta dalla sabbia ai materiali in essa sepolti per cui sono stati preservati anche reperti organici come
tessili, cuoi, pelli e legno che in altre parti del mondo sono stati distrutti da processi
putrefattivi.
Sappiamo che gli Egizi conciavano le pelli trattandole
con oli vegetali e grassi animali; esse venivano pulite con raschiatoi dai
residui di grasso e carne dopo di che erano tese su telai ed immerse in un bagno
di materie grasse per un certo periodo; dopo essere state ritirate dal bagno, mentre erano quasi asciutte, venivano
battute con mazzuoli di legno per far penetrare la concia nelle fibre della
pelle che assumeva un aspetto scamosciato.
Essi, però, conoscevano anche la concia con prodotti tannici sembra estratti dai baccelli dell' acacia
arabica.
I popolani andavano per lo più scalzi, mentre gli
uomini di rango elevato portavano le calzature, quasi sempre fuori di casa anche come segno di distinzione sociale, prova ne è il fatto che esisteva la
carica onorifica di "portatore di sandali" al seguito del Faraone o di
nobili, al cospetto dei quali bisognava presentarsi scalzi; in ogni caso il clima egiziano rendeva necessario l'uso
di scarpe aperte come i sandali e i popolani, probabilmente per il loro costo
elevato, tendevano a risparmiarne il più possibile l'uso e quando
dovevano andare lontano li portavano in mano o appesi a un bastone e li calzavano
all'arrivo.
Era abbastanza raro che li portassero le donne.
Alcune statuette d'argilla, risalenti al periodo pre-dinastico (ca 3.500
a.C.), raffigurano uomini indossanti solo l'astuccio penico ed i sandali e fin
da questo periodo si usava posare il piede sulla
sabbia o la terra bagnata onde ricavarne una specie di stampo dal quale trarre
le misure per le suole di quelli.
Nella paletta di Narmer (ca 3.000 a.C.), tavoletta in scisto
per i cosmetici del trucco rinvenuta a Ieracompoli (attuale Kom al Ahmer) e
conservata al museo egizio del Cairo, nella quale è raffigurato il Faraone Narmer
unificatore dell'alto e basso Egitto, è scolpita anche la figura di un portatore di sandali
reale; in questa
tavoletta é
raffigurata una delle più antiche immagini di calzature egizie mentre
geroglifici con il significato di sandali iniziano ad apparire verso il 2.000
a.C.
Nella tomba del visir Rekh-mi-Re, vissuto al tempo
della diciottesima dinastia (circa 1.450 a.C.), è effigiato un calzolaio con i suoi attrezzi intento a fare un paio di sandali.
I sandali egizi potevano avere la suola di legno (vedi
fig.1), di cuoio (vedi fig.2), di papiro, di giunco (vedi fig.3) o di foglie di palma
intrecciate, talvolta rivestite di tela (vedi fig.4), che veniva assicurata al
piede con il sistema dell' "infradito" nel quale una striscia di pelle, fissata alla
suola, passava tra l'alluce e le altre dita circondando il
collo del piede; in epoche posteriori al 1.300 a.C. cominciarono ad essere portati
modelli con la punta rialzata (vedi figg.4 - 5)
Il materiale più usato per confezionarli era il papiro, sotto forma di fibre
intrecciate, abbondante e quindi poco costoso e la loro modelleria non è cambiata molto nel corso della millenaria era egizia.
Ai sacerdoti era imposto d'indossare solo sandali fatti
con le fibre di questa pianta.
Al British Museum di Londra è esposto un paio di
sandali (vedi fig.6) rinvenuti a Beni Hasan nella tomba di Sebekhetepi probabilmente funzionario del locale governatore e vissuto nel periodo del medio
regno (ca 2.125 - 1.795 a.C.).
Hanno le suole in legno di cedro di un modello molto
attuale, la così detta "forma piede", con le strisce di pelle a
infradito colorate con gesso bianco.
Poiché facevano parte del corredo funerario del
defunto, essendo addirittura posati sul coperchio del sarcofago interno a livello dei piedi delle
mummia considerate la struttura leggera non adatta
all'uso quotidiano e la mancanza d'usura, si ritiene che, in questo particolare
caso, essi dovessero servire al proprietario solo per l'uso nel regno dei morti.
Nello stesso museo é un paio di sandali da bambino
rinvenuti a Tebe, risalenti al periodo del nuovo regno (ca 1.550 - 1.069 a.C.) (vedi fig.7) caratterizzati dall'avere le suole cucite con cordino di fibre di
papiro.
La disposizione delle cinghiette in pelle che
assicurano le suole al piede riproduce il simbolo dell'"Ankh",
rappresentazione della vita; l'anello in cima al simbolo è la cinghia che contorna la caviglia,
la traversa è costituita da quelle laterali fissate alla suola, la parte
verticale è la striscia che parte dal collo del piede e giunge allo interstizio
tra l'alluce e il dito seguente. (vedi fig.8)
Le pianelle raffigurate in una statua maschile dell'8°
dinastia (ca 1.350 a.C.) (vedi fig.9) facente parte delle collezioni del
British Museum di Londra, hanno suole appuntite, in cuoio o in legno e
le cinghie passanti attorno al dorso del piede sembrano essere imbottite.
I sandali dei maggiorenti potevano essere finemente
decorati con pietre dure e perline ed avere persino le suole e le cinghie
d'oro;
nella
tomba del faraone Tutankhamon ( morto nel 1.349 a.C.), sono state rinvenute due
sue statue a grandezza naturale indossanti sandali d'oro mentre in un cofanetto
sono stati trovati sandali di papiro e giunco.
Sulle suole dei sandali del faraone talvolta venivano
incise o dipinte le immagini dei suoi nemici in modo che egli potesse calpestarle
continuamente.
Ai Musées
Royaux d'Art et d'Histoire di Bruxelles è esposta una suola di sandalo,
risalente all'epoca tolemaica ( 332-30 a.C.), in foglia di palma e giunco
intrecciati cuciti ai bordi con un cordoncino vegetale. (vedi fig. 9 bis)
Al Kunsthistorisches Museum di Vienna è esposto un paio
di solette in giunco intrecciato che venivano poste ai piedi della mummia come componenti del corredo funerario (vedi fig. 9 tris).
Venivano anche usate delle specie di pantofole con la
punta rialzata confezionate con foglie di palma intrecciate (vedi fig.5); proviene dall'antica città di
Antinoopolis in Egitto (odierna Shaykh Abadah) e risale al 3° - 4° sec.d.C. la
pianella in cuoio nero con decorazioni in porpora conservata al British Museum
di Londra (vedi fig. 10)
Le calzature egizie erano prive di tacchi, facevano
eccezione quelle indossate dai macellai che li avevano onde evitare che
chi le indossava si sporcasse i piedi con il sangue delle bestie uccise.
Poiché molti modelli di sandali avevano la suola
rigida, in legno o metallo prezioso, abbiamo notizia da papiri che trattano di
medicina che gli Egiziani soffrivano spesso di mal di piedi.
COPTI E' il nome con il quale
gli Arabi musulmani chiamarono gli abitanti dell' Egitto dopo averlo conquistato
nel 641.
Dal punto di vista storico il periodo copto si estende
dall'editto di Costantino del 313 d.C. al 641; da allora copti furono gli
Egiziani rimasti cristiani.
Sembra che i Copti siano stati i primi ad adottare sia
il metodo di assemblaggio delle calzature detto "a tomaia risvoltata"
con il quale suola e tomaia erano cucite assieme risvoltando verso l'esterno
l'interno della tomaia e, dopo la cucitura, compiendo l'azione opposta, in tal
modo la cucitura veniva a trovarsi all'interno della scarpa ed era più protetta
dall'usura( vedi illustrazione), sia la costruzione su forma.
fig .
1
fig.6
fig.2
fig.4
fig.8
fig.5
fig.3
fig.7
fig.9
fig.10

Fig. 9
bis
Fig. 9 tris
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Ultimo aggiornamento: 07/02/2008