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STORIA E GEOGRAFIA DELLA CALZATURA

Capitolo 11°: le calzature dei Cinesi

(ca 3.000 a.C. - 1.900)

     Per poter meglio collocare le calzature cinesi nell'ambito storico di competenza è opportuno esporre un breve sunto della storia millenaria di quel paese.
     Il nucleo più antico della civiltà cinese, esclusi gli insediamenti paleolitici, si sviluppò nel bacino del Fiume Giallo tra il quarto ed il terzo millennio a.C. e si estese da est verso ovest e da nord verso sud.
     Si trattava di una civiltà prevalentemente agricola che riuscì ad assimilare parecchie popolazioni nomadi che invasero il paese da nord e fu in questo periodo che le popolazioni, coltivatrici di miglio e riso, impararono ad addomesticare il cane, i bovini, gli ovini ed i suini.
     Poiché i primi annali cinesi risalgono al 772 a.C., per conoscere le vicende storiche intercorse nelle epoche precedenti, ci si deve basare  su leggende traman- date oralmente che narrano di saggi sovrani ideatori di tecniche e di regole sociali
     Uno di essi fondò la prima mitica dinastia cinese, quella degli Hsia; a quella successe la dinastia Shang (1.650 a.C. -1.027 a.C.) che conosciamo meglio anche in virtù di scavi archeologici che ne hanno individuato le capitali, Ao e Anyang situate dell'odierno Henan.
     Ma in questo periodo in Cina si formò anche uno stato Chou nella valle del fiume Wei che, nel giro di circa 3 secoli riuscì ad occupare la maggior parte dei territori appartenenti agli Shang.
     Dopo il 772 a.C., sotto la spinta di popolazioni nomadi di stirpe Turco-Tungusa, i Chou si spostarono nella regione dell'Henan e posero la loro capitale a Luoyang; a partire da questa data il loro stato assunse un carattere feudale e, nel suo ambito, vassalli autonomi erano sempre in lotta fra di loro e con il potere centrale rappresentato dall'imperatore che era chiamato "Figlio del cielo"
     Fu in questo periodo che si diffuse in Cina il Confucianesimo, Confucio essendo vissuto dal 551 al 479 a.C.
     Sempre più o meno in quell' epoca alcuni di quei vassalli, specie quelli che governavano territori alla periferia del regno gravitante sul bacino del Fiume Giallo diventarono talmente potenti da eclissare lo stato Chou al quale formalmente appartenevano e da governare tutta la Cina d'allora; quei potentati sono conosciuti con il nome dato loro dagli storici di "Cinque egemoni".
     Uno di essi, il regno Ch'u, si estese verso sud nella valle dello Yangtzè e, nel periodo che va dal 481 a.C. al 206 a.C.che prese il nome di "Periodo dei regni combattenti", il restante potere Chou fu distrutto ed i suoi territori furono quasi completamente divisi tra i due stati che si erano imposti sugli altri "regni combattenti" appunto il Ch'u a sud ed il Ch'in a nord-ovest.
     A partire dal 256 a.C. il regno Ch'in, inglobò il restante territorio dei Chou, ma anche quello dei rivali Ch'u.
     Nel 221 a.C. il principe Cheng, di quella dinastia, finì di sottomettere tutte le altre signorie feudali e si fece proclamare primo imperatore; per cercare d'arginare le incursioni dei popoli nomadi che i cinesi chiamavano Hsiung-nu (forse gli Unni), iniziò a far costruire la Grande Muraglia che dal mare raggiungeva il nord-ovest del paese con una lunghezza di più di 2.000 km.
     Egli creò un governo fortemente centralizzato e burocratico organizzando il suo impero in 36 province a loro volta divise in prefetture, fece adottare un sistema di scrittura unificato ed aprì grandi vie di comunicazione interna.
     Alla sua morte, avvenuta nel 210 a.C., dopo un breve periodo d'anarchia, il potere fu assunto da un militare, Liu Pang che, salendo al trono iniziò la dinastia degli Han (206 a.C. - 220 d.C.).
     Dapprima gli Han occuparono l'ovest della Cina con capitale a Chang-an (l'attuale Xi'an nello Shaanxi) e poi tutto i paese con capitale a Luoyang nell'Henan. 
     Durante il regno dell'imperatore Wu (140 - 87 a.C.) si sviluppò una nuova classe sociale, quella dei Mandarini, funzionari reclutati con un sistema di concorsi ad esame, furono consolidate le frontiere nord-occidentali, riconquistate alcune province del sud che si erano rese indipendenti, invaso il Tonchino e conquistata la Corea.
     A partire da quell'epoca cominciò a diffondersi in Cina il buddismo e si diffuse l'uso della carta come supporto di scrittura.
     Nel 184 d.C. iniziarono una serie di rivolte contadine che furono soffocate da tre generali i quali si divisero il territorio pacificato dell'impero determinando la cessazione della dinastia Han.
     Nel 220 d.C. iniziò un periodo che gli storici chiamano "Dei tre regni e delle sei dinastie" (220 - 648); dapprima la Cina si suddivise in tre regni indipendenti, ma a partire dal 265 e fino al 419, fu riunificata sotto la dinastia dei Chin, la prima delle sei dinastie.
     I Chin furono attaccati da una dinastia Turco-mongola, del popolo Hsiung-nu che occupò la parte a nord-est del loro territorio e si ritirarono nel sud del paese dando vita alla dinastia dei Chin orientali e l'impero si limitò a questi territori mentre le province del nord furono abbandonate ai nomadi
     L'ultima delle sei dinastie, la Sui, riunificò l'impero ristabilendo la supremazia cinese sui Turchi dell'Asia centrale e si impadronì dei territori dei Chin orientali.
     Dopo un periodo di torbidi, Li Shih-Min, divenuto imperatore nel 626, fondò la dinastia dei T'ang (618 - 907).
     In questo periodo la Cina arrivò ad avere circa 50 milioni d'abitanti e la sua capitale, Chang'an, circa 2 milioni e godette di un periodo di prosperità cui successe un'ennesima crisi economico-sociale che sfociò, nell'874, in una rivolta contadina;  ad essa fece seguito, nel 881, un periodo d'anarchia feudale (periodo delle cinque dinastie)
     Nel 960 salì al trono il primo imperatore della dinastia Sung (960 - 1.279) che stabilì la sua capitale a Kaifeng, ma in seguito ad una serie di disfatte militari i Sung furono costretti ad abbandonare una parte del loro territorio e a fissare la capitale ad Hangzhou; la dinastia, da allora, è identificata con il nome di  Sung meridionali.
     Nel 1.206 Gengis Khan divenne il capo di tutte le tribù mongole e dal 1.209, volse le sue mire espansionistiche verso la Cina che fu completamente assoggettata nel 1.279 da suo nipote Kubilai Khan che ne diventò imperatore fondando la dinastia Yüan (1.280 - 1.368) con capitale a Pechino.
     Il paese era stremato., ma Kubilai lo risollevò migliorando il commercio, creando un servizio postale ed un sistema di granai statali ai quali attingere nei periodo di carestia; in questo periodo Marco Polo visitò la Cina e fu ospite del Khan.
     Nel XIV sec. si verificarono diverse rivolte popolari contrastate dai Mongoli con una serie di dure leggi a carattere razziale che inasprirono ulteriormente la situazione fino alla disfatta della loro dinastia.
     Il capo dei rivoltosi, Chu-Yüan Chang fondò la dinastia, nuovamente cinese, dei Ming (1.368 - 1.644).
     Nel 1.514 arrivarono a Canton i primi Europei, i Portoghesi, che furono autorizzati ad aprire un fondaco a Macao.
     Alla fine del 500 i Ming commisero l'errore di favorire il sorgere di una lega di tribù Tunguse, i Manciù un cui capo conquistò la Manciuria agli inizi del 600. Chiamati in Cina per domare una rivolta, i Manciù, nel 1.644, si impadronirono del potere iniziando la dinastia omonima (1.644 - 1.840).
     Il primo processo di concia usato fin dalla preistoria dai Cinesi sembra essere stato quello basato sull'affumicatura delle pelli che, dopo la depilazione, erano disposte su graticci sopra una fossa nella quale venivano bruciati vegetali che sviluppavano molto fumo.
     Le pelli erano poi tinte con colori vegetali; più tardi fu adottata anche la concia grassa a base di oli di pesce.
     All'incirca verso il X sec.comparve  la moda della fasciatura dei piedi delle bambine, i Cinesi pensavano che le estremità atrofizzate dessero più grazia all'andatura, ma attribuivano anche al piede femminile così deformato una forte valenza sessuale.
     Dapprima poco seguita, nella seconda metà dell'XI sec. si generalizzò tanto che il non adeguarsi sarebbe stato considerato vergognoso; essa durò fino ai primi anni del XX sec. e quando, nel 1.949, Mao la proibì in molte regioni cinesi era scomparsa da molto tempo.
     Tra i tre e gli otto anni le quattro dita più piccole dei piede delle bambine venivano ripiegate sotto la pianta e tenute in quella posizione da fasce di cotone o seta lunghe circa tre metri mentre l'alluce era lasciato libero.
     Periodicamente il piede era fasciato sempre più strettamente e infilato in scarpe sempre più piccole; in tale modo si cercava di ottenere un piede che era il massimo della rarità, il così detto " Loto d'oro" che non doveva misurare più di 10 cm. di lunghezza mentre il "Loto d'argento" doveva essere contenuto nella misura massima di 12 cm.   
     Al tempo della dinastia dei Sung meridionali, poco prima della conquista mongola (1.250 - 1.276), mercanti, artigiani e
professionisti erano organizzati in corporazioni che, talvolta, avevano nomi che evocavano le attività degli associati.
     I calzolai si chiamavano" Gli associati del filo doppio".
     Nella capitale Huangzhou si producevano diversi modelli di scarpe: calzature in cuoio chiamate "scarpe oleate", sandali in legno o canapa, pantofole in satin.
     Gli appartenenti ai ceti dominanti calzavano delle specie di Coturni che li facevano sembrare più alti mentre gli elegantoni indossavano scarpette in satin che quando erano sporche venivano gettate via.
     Anche i più poveri usavano le scarpe, compresi i contadini che calzavano calzature in paglia confezionate dalle donne.
     Marco Polo, nel Milione, cita i "Calzamenti di Camuto" cioè calzature scamosciate e i "Borzacchini di cuoio bianco"cioè stivaletti che gli ammessi alle udienze dell'imperatore dovevano indossare per non sporcare i tappeti delle sale di corte con le scarpe infangate.
     I cavalieri mongoli usavano stivali in pelle di pecora i cui tacchi servivano a tenere il piede ben fissato alle staffe.
     Le donne calzavano sui piedi deformati le "Scarpe loto" che praticamente rendevano impossibile la deambulazione; potevano avere la forma di stivaletti o di pantofole, ma, in ogni caso, erano finemente ricamate dalle stesse proprietarie con motivi a significato simbolico: le roselline erano il simbolo della longevità, il bambù della buona fortuna, il narciso del rinnovamento, le peonie della primavera mentre il nero era riservato alle donne anziane.


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Ultimo aggiornamento: 07/02/2008